giovedì 20 dicembre 2007

Antimassoneria fascista


L'antimassoneria di stampo fascista in Italia fu il risultato della convergenza di due posizioni diverse: l'antimassonismo mussoliniano, già presente nella corrente massimalista del Partito Socialista, e l'antimassonismo nazionalista.
Il Partito nazionalista fin dalle sue origini pose alla base della sua azione politica la lotta alla Massoneria. Nel primo congresso del Partito la proposta d'incompatibilità tra Massoneria e Nazionalismo venne approvata per acclamazione. Attraverso la rivista "L'Idea Nazionale", nel 1912 venne condotta una sistematica campagna di diffamazione contro le obbedienze massoniche allora esistenti in Italia.
Partendo da questi presupposti, non stupisce che Mussolini, nel 1923, facesse dichiarare dal Gran Consiglio l'incompatibilità tra Partito nazionale fascista e Massoneria. Da quel momento si scatenò la violenza contro i massoni e i loro templi. Il giornale "Cremona Nuova", organo di stampa di Farinacci, sollecitò lo Stato a entrare in possesso dei nomi dei massoni per "fucilarli in massa, come traditori della patria" 1 e a Firenze il Direttorio del Fascio pubblicò un manifesto in cui si proclamava: "Da oggi in poi, né i massoni né la Massoneria devono rimanere anche un solo attimo liberi dalla persecuzione. La distruzione delle Logge è diventata una farsa. Si devono annientare, senza misericordia, i massoni, i loro beni, i loro interessi. Essi devono venir cacciati via dai pubblici impieghi... Nessuno deve restare escluso. Bravi cittadini devono schivare ogni massone. Sotto il peso della nostra forza, essi devono venir isolati, come lebbrosi; noi dichiariamo guerra a questa associazione di codardi e vogliamo fare il nostro dovere, liberare finalmente l'Italia da questi acerrimi nemici".
Alla campagna stampa fece seguito la distruzione delle sedi massoniche di Torino, Pistoia, Lucca, Livorno, Siena, Firenze, Bari e Ancona. A Venezia gli arredi sequestrati alle logge vennero esposti nella Casa del Fascio e il 7 agosto e il 13 settembre 1924 a Roma furono compiuti due tentativi di assaltare la sede del Grande Oriente a Palazzo Giustiniani. La sede della Gran Loggia di Piazza del Gesù venne completamente distrutta l'11 ottobre 1925, mentre una settimana prima a Firenze gli squadristi della Legione Tullio Tamburini uccidevano i massoni Giovanni Becciolini, Gaetano Pilati e Gustavo Console. In questo clima persecutorio venne approvata nel maggio 1925, con 239 voti a favore e 4 contrari 2, la famosa legge Sulla disciplina di associazioni, enti e istituti e sull'appartenenza ai medesimi del personale dipendente dallo Stato, che seppur mai citando la Massoneria era stata espressamente varata per metterla fuorilegge. Il Senato approvò a sua volta la legge il 20 novembre che venne pubblicata sulla "Gazzetta Ufficiale" il 26 novembre 1925.
La stesura del testo venne preceduta dal lavoro di una Commissione di studio, denominata dei Quindici, specificamente dedicata alla storia e all'opera della Massoneria. La commissione, presieduta dal senatore Giovanni Gentile, giunse alle conclusioni che la Massoneria era portatrice di una mentalità straniera, che il segreto massonico corrompeva il costume e i caratteri degli italiani disposti "naturalmente alla franchezza e sincerità"; che l'anticlericalismo massonico era "meschino, fazioso e antiquato" e ostacolava l'avvicinamento tra l'Italia e la Chiesa cattolica e dietro l'istituzione massonica si nascondeva una specie di "organizzazione camorristica di difesa di interessi puramente privati". 3
Per evitare inutili spargimenti di sangue e ulteriori violenze, il 22 novembre il Gran Maestro del GOI, Domizio Torrigiani, ordinò l'autodissoluzione delle logge italiane alla sua obbedienza e la "Rivista Massonica" dopo 54 anni di vita regolare cessò le pubblicazioni.
La persecuzione antimassonica proseguì per tutto il periodo della dittatura, tanto che Mussolini, rivolgendosi a un gruppo di federali, disse: "I massoni che sono in sonno potrebbero risvegliarsi. Eliminandoli si è sicuri che dormiranno per sempre". 4
Il Gran Maestro Torrigiani venne mandato al confino e molti massoni intrapresero la via dell'esilio pur di non sottostare agli arbitrii e soprusi fascisti.
Tutti i regimi fascisti perseguitarono la Massoneria. In Germania, nel 1933, il nazismo appena giunto al potere promulgava una legge che definiva l'ordine libero-muratorio "organizzazione nemica del popolo e dello stato" confiscandone i beni e inviando i massoni nei campi di concentramento.
Testo fondamentale, per giustificare le repressioni antisemite e antimassoniche, furono i famosi "Protocolli dei Savi Anziani di Sion". Pubblicati nel 1903 e propagandati dalla polizia segreta zarista "Ochrana" come programma di una organizzazione ebraico-massonica (stilato durante il Congresso sionistico di Basilea del 1897), risultarono negli anni seguenti un falso clamoroso. Furono creati appositamente per trovare un pretesto ai pogrom e giustificare la lotta agli ebrei e ai massoni, quest'ultimi definiti come "mezzo dei giudei per appropriarsi delle leve del potere". Le tesi principali dei "Protocolli" collimano con il pensiero reazionario-cattolico di fine Ottocento secondo cui tutti i movimenti politici e ideologici e gli avvenimenti da essi provocati, dalla Rivoluzione francese in avanti, furono creati e guidati da una organizzazione ebraico-massonica. La nascita e l'affermazione di concetti, come la democrazia, e di ideologie, come il liberalismo e il marxismo, sarebbero state, se non condivise, appoggiate e strumentalizzate da questo organismo segreto che avrebbe puntato alla sovversione, al controllo della stampa e, per ultimo, della finanza mondiale con il fine di assumere la direzione della storia e creare una società autocratica dove tutti i posti di comando fossero in mano a ebrei e massoni.
Il falso, che era stato così ben accolto negli ambienti antisemiti e antimassonici, venne sensazionalmente smascherato nel 1921. Casualmente un giornalista inglese, Philip Graves, corrispondente del "Times" da Costantinopoli, venne in possesso di un opuscolo che faceva parte della biblioteca di un ex-agente dell'"Ochrana". Pur non conoscendone l'autore, dato che mancavano le prime pagine, il giornalista riscontrò immediatamente una straordinaria rassomiglianza con il contenuto dei "Protocolli". Tramite ricerche presso il British Museum scoprì che erano i "Dialogues aux enfers" scritti dall'avvocato parigino Maurice Joly e pubblicati nel 1864. L'opera, che non conteneva nessun accenno alla questione ebraica e alla Massoneria, era una satira contro il governo autocratico e le ambizioni di Napoleone III. La satira si svolgeva sotto forma di un colloquio immaginario tra Montesquieu e Machiavelli. Il primo, difendendo il liberalismo, anteponeva la morale e il diritto come cardini fondamentali della politica; il secondo, identificato come Napoleone III, sosteneva che la debole democrazia doveva essere sostituita da un potere assoluto, sorretto dall'esercito, che controllasse i gangli vitali della società, dal potere legislativo a quello giudiziario, dalle Università ai mezzi d'informazione. L'estensore del falso, sulla traccia della satira di Maurice Joly, fu il capo dell'"Ochrana" a Parigi, Peter Ivanovic Ratschkovskj. Tralasciando completamente le pacate considerazioni di Montesquieu, la politica di Machiavelli, alias Napoleone III, divenne il programma dei "giudeomassoni per la conquista del mondo tramite la sovversione". Malgrado gli articoli pubblicati dal "Times" nel 1921 da Graves, dove si affermava senza ombra di dubbio che i "Protocolli" erano un plagio e si smentiva, date alla mano, la rocambolesca storia della stesura, il libello antisemita fu ripubblicato in tutto il mondo diffondendo la perniciosa propaganda antiebraica-massonica.
L'identificazione tra ebrei e massoni fu totale. Per Hitler e i suoi gerarchi erano due gruppi inseparabili che dovevano sottostare alle stesse leggi persecutorie che culminarono con la follia della "soluzione finale".
Nel 1942 Goering, nella sua qualità di Reichsmarschall, dichiarava che la lotta contro gli ebrei e i massoni era un compito del nazionalsocialismo, tesi ribadita nell'ultimo anno di guerra nel programma di addestramento delle SS secondo cui "le dottrine e i sistemi educativi della massoneria, con la sua simbologia eterogenea e la sua ritualità di stampo giudaico, erano in contrasto con l'orientamento del popolo tedesco, conforme ai principi fondamentali del nazionalsocialismo. Divenne quindi necessario annientare l'organizzazione massonica in Germania e bloccare le sue possibilità di esercitare influenze". 5
Questa aberrante teoria del "Complotto comunista-giudeo-massonico", comun denominatore dei movimenti fascisti, fu fatta propria dal movimento filo-fascista "La Legione dell'Arcangelo Gabriele" che, attraverso il suo braccio armato "Le guardie di ferro", capeggiate da Corneliu Codreanu, scatenò una caccia spietata al massone con durezza e modalità già usate in Italia e Germania. La chiusura delle logge, gli arresti arbitrari, l'esposizione al pubblico di una loggia di Bucarest con visite guidate in cui si deridevano gli ornamenti rituali e si attribuivano all'Ordine i più nefandi delitti (simile alle nostrane "Mostre della rivoluzione fascista" o alla loggia ricostruita come spauracchio nell'Archivio Nazionale di Salamanca in Spagna) non piegarono la volontà dei massoni romeni che continuarono a riunirsi clandestinamente in appartamenti privati.
In Spagna la repressione anti-massonica, iniziata immediatamente dopo la sollevazione del 19 luglio 1936 che scatenò una sanguinosa guerra civile, fu direttamente ispirata dal generale Franco che provava nei confronti della Liberomuratoria una vera e propria fobia.
Al grido di "No pasarán! Non passerà il marxismo, non passerà la massoneria" iniziava "la crociata contro la politica, il marxismo, la massoneria" come proclamava il giornale falangista "Arriba".
Si instaurò un clima d'intolleranza nel quale maturarono, come atto estremo, esecuzioni sommarie che si estesero man mano che i nazionalisti conquistavano nuovi territori coinvolgendo non solo massoni autentici, ma quanti venivano indicati come tali. Essere libero muratore significava la condanna a morte senza processo né appello: 30 a Salamanca, 30 a Zaragoza, 15 a Logroño, 7 a Burgos, 17 a Ceuta, 24 ad Algeciras, 30 a Valladolid e a Malaga, per 80 massoni, l'esecuzione avvenne con la "vil garrote" che fu orrendamente usata fino al 1973.
Questo isterismo non colpì solamente i vivi ma si abbatté sui morti con profanazione di tombe di massoni, tanto che, nel 1938, un decreto impose la distruzione dei simboli massonici nei cimiteri e furono fatte esumare le spoglie mortali del duca di Wharton, fondatore della prima loggia spagnola nel 1728, perché poste in terra consacrata.
Tale atteggiamento, per molti versi psicopatologico, fu una costante prioritaria nella quarantennale carriera dittatoriale confermata nell'ultimo discorso pubblico, il 10 ottobre 1975, dove si ribadì che contro la Spagna tramava una "cospirazione massonico-izquerdista (di estrema sinistra)".
Il complotto era quasi sempre associato a quello "giudeocomunista" ed era usato per coagulare tutte le forze favorevoli al regime riprendendo teorie fondamentali del pensiero tradizionalista spagnolo che identificava, negli ebrei prima e nei massoni poi, in tempi recenti, l'origine dei mali della Spagna, come la decadenza storica con la perdita delle colonie e la degenerazione politica con l'instaurazione della Repubblica. Francisco Franco condensò tutto il suo pensiero antimassonico in una serie di articoli pubblicati sul quotidiano falangista "Arriba", raccolti successivamente in un volume dal titolo Massoneria pubblicato con lo pseudonimo di "Boor".
L'influenza diretta di Franco si avvertì anche in campo giuridico con la legge del 1 marzo 1940 definita "Legge per la repressione della massoneria, comunismo e altre società clandestine che seminano idee disgregatrici contro la religione, la patria e le loro istituzioni fondamentali e contro l'armonia sociale". 6 Nel prologo di questa legge si ribadiva il concetto della Massoneria come principale nemica della Spagna e fautrice della sua decadenza: "Tra i molti fattori che hanno contribuito alla decadenza della Spagna, forse nessuno influì tanto perniciosamente e frustrò con tanta frequenza le salutari reazioni del popolo e l'eroismo delle nostre armi come le società segrete di ogni genere e le forze internazionali di natura clandestina. Fra le prime la Massoneria occupa il posto più importante". 7
Sempre nel 1940 venne istituito il "Tribunale speciale per la repressione della Massoneria e il Comunismo" che operò fino al 1963 e inflisse condanne a seconda del grado massonico raggiunto.
Alla vigilia della seconda guerra mondiale, l'Alleanza delle Massonerie perseguitate, fondata dal Gran Oriente d'Italia in esilio e presieduta dal Gran Maestro Alessandro Tedeschi, lanciava un appello a nome dei fratelli italiani, tedeschi, portoghesi e spagnoli dove si affermava che per evitare "la sottomissione alla dittatura e per continuare a lavorare per il trionfo dei nostri ideali abbiamo scelto l'esilio, lasciando nella nostra patria le persone a noi più care, abbandonando i nostri beni, le nostre posizioni faticosamente conquistate, le nostre professioni, i nostri mestieri affrontando tutte le sofferenze e per molti di noi la miseria. Noi non domandiamo nulla per noi. Gli interessi dell'Istituzione prima di noi." 8
Con l'inizio della guerra, il 1 settembre 1939, e la successiva sconfitta nel giugno 1940 la Francia veniva divisa in due: una parte occupata e amministrata dalle truppe naziste, l'altra denominata "Francia libera" governata dal Generale Pétain, feroce antimassone, coadiuvato da collaboratori imbevuti delle idee di Maurras. L'odio antimassonico portò allo scioglimento delle Obbedienze francesi il 19 agosto 1940, malgrado il Gran Maestro Groussier avesse gia sospeso i lavori del Grande Oriente.
Nell'autunno dello stesso, il governo petanista di Vichy creava il "Servizio delle Società segrete" mentre a Parigi, nella storica sede del Grande Oriente di rue Cadet, si installava il servizio del controspionaggio nazista per le questioni massoniche e veniva organizzato un centro di documentazione affidata allo storico antimassone Bernard Fay.
L'attivismo di Bernard Fay, coadiuvato dall'ex-massone Jean Marques Rivière, portarono all'apertura di una mostra antimassonica al Grand Palais e la pubblicazione del mensile "Documents Maçonniques", vera miniera d'informazioni sulle obbedienze massoniche europee tratte dai documenti sequestrati dalle truppe naziste e convogliati a Parigi.
Marques Rivière, organizzatore di una polizia antimassonica, nel 1942 produsse il primo film antimassonico, Forze occulte, che secondo la stampa dell'epoca ottenne un grande successo. Il film ispirato da Fay fu solo uno dei tasselli importanti di una massiccia campagna propagandistica antimassonica fatta di conferenze, esposizioni, pubblicazioni, tesa ad accreditare il famoso complotto citato.
L'attività antimassonica non si limitò alla propaganda e alle mostre ma ebbe i suoi risvolti tragici.
Nel 1941 venne costituito un servizio di polizia contro le società segrete con il compito di stilare elenchi di liberi muratori. In dieci giorni sul "Journal Officiel" vennero pubblicati circa 15.000 nomi di massoni. Come conseguenza coloro che comparvero sulla lista furono esclusi dai pubblici impieghi e privati del diritto elettorale. La repressione portò alla denuncia di 60.000 massoni di cui 6.000 processati, 989 deportati e 540 fucilati.
Uguale sorte subirono i massoni austriaci, croati, serbi e magiari e di tutti i paesi occupati dalle truppe naziste. 1. A. Chiarle, Benito Mussolini, Vittorio Emanuele III, Giacomo Matteotti e la Massoneria, Savona, 1986, p. 4.
2. L. Pruneti, Oh, setta scellerata ed empia, cit., p. 58.
3. PNF, Lo Stato e le sette segrete, Roma, 1925, p. 24.
4. B. Mussolini, Scritti e discorsi, Milano, 1930.
5 M. Valmy, Massoni, cit., p. 75.
6. Boletín Oficial del Estado, 2 marzo del 1940, pp. 1527-1539.
7. Ivi.
8. A. A. Mola, Il Grande Oriente d'Italia dell'esilio, Roma, 1983, p. 64.

Fonte - Carmilla, Ottobre 11, 2003

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