lunedì 14 gennaio 2008

"Fratelli d'Italia", una vera indagine sulla Massoneria in Italia? - 1


E' da ormai molto tempo che meditavamo di scrivere riguardo alla nuova fatica di Ferruccio Pinotti, il libro della BUR Fratelli d'Italia. Mentre stiamo scrivendo abbiamo il fido mattone accanto a noi, compagno ormai da diverso tempo di lettura e rilettura nonché di speculazioni e ragionamenti. Abbiamo avuto modo di conoscere Pinotti alla Gran Loggia Nazionale del GOI lo scorso 2007 quando, con aria alquanto sorniona, il giornalista vagava tra le bancarelle dei libri per recepire i commenti autorevoli dei Fratelli presenti. Aspettavamo questo testo e attendevamo non rivelazioni o scoop quanto finalmente un testo che, nel bene e nel male, presentasse una immagine della Massoneria italiana così com'è, senza tante infiorettature ma neanche basandosi su quei luoghi comuni che per decenni hanno, e stanno, imperversando tra coloro che di Massoneria conoscono solo il nome. Con nostro non piccolo disappunto il libro si è dimostrato invece l'ennesimo bestiario scritto contro le diverse Obbedienze nonché contro l'Istituzione in generale. Un testo che certamente affascinerà in molti suoi tratti o che piacerà per alcune sue intelligenti e ottime analisi ma che in sottofondo nasconde e fa trasparire una ignoranza totale sull'argomento nonché una collezionatura di luoghi comuni, di fatti associati e non provati, di anatemi lanciati senza prove di fondo, di crociate molto più povere di quella che precedette la vera riconquista della Terra Santa. Si evince chiaramente che l'intento di Pinotti non è tanto quello di capire o comprendere che cosa sia la Massoneria e quale sia il suo reale potere, quanto quello di voler necessariamente associarle e assoggettarle tutto ciò che di negativo è successo in Italia.
Un esempio tra tanti? Molte pagine, tra le oltre 700, sono dedicate alla strage di Bologna, un fatto esecrabile che lasciò l'Italia esterefatta e decine di famiglie prive dei loro cari. Tra le tante speculazioni avanzati quella che sembra risultare la più verosimile, e avvalorata dallo stesso Presidente emerito della Repubblica Italiana Francesco Cossiga, consiste nell'errore umana causato da un terrorista palestinese in transito per la stazione. Ora da tali eventi l'autore ricostruire, con l'aiuto di altre piste, una ipotesi di lavoro interessante trovando nomi, fatti e circostanze. Tra queste risultano alcuni personaggi dell'ambito dell'Intelligence o politico il cui nome era presente nelle liste massoniche di quel periodo. Detto fatto, il gesto del singolo (che non giudichiamo) diventa la responsabilità del tutto. Ovvero, il coinvolgimento del Generale massone X o Y in casi di traffico d'armi e/o connivenva con apparati deviati dello stato e frange del terrorismo, si trasforma nella piano occulto perseguito dall'Obbedienza massonica X a favore dei suoi iscritti e di un piano di dominio massonico sul paese. Stiamo scherzando? Che il gesto di un singolo, massone o no, ricada sull'Istituzione è un fatto inaccettabile. La massoneria è lo specchio della società e pur se sono richieste garanzie di 'purezza' non sempre questa lo può rimanere nel tempo (aggiungo poi che si dovrebbe vedere come i fatti siano realmente avvenuti).
Abbiamo letto anche altri libri dello stesso Pinotti, Poteri Forti e Opus Dei Segreta. Ci sorge il sospetto quindi che tale metodologia sia stata utilizzata anche nei precedenti testi. Se Poteri Forti ripropone l'analisi giudiziaria e umana dell'omicidio Calvi, nel secondo Pinotti scaglia una freccia avvelenata contro la prelatura personale del Papa. Ora certamente nessuno si può ritenere esente da errori o problemi, ma se il sistema usato nel libro sull'Opus Dei è lo stesso usato per Fratelli d'Italia, allore viva l'Opus Dei!
Ci sembra che i testi del citato Pinotti celino in sordina una voglia di riscossa sinistrosa, una ricerca del sensazionale, alquanto ridicola e farsesca.


CONTINUA

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