mercoledì 14 maggio 2008

Discorso del Ven.mo Pro Grand Master della UGLE

Discorso del Ven.mo Pro Grand Master della UGLE
il Marchese di Northampton, DL
al Meeting dei Grandi Maestri Europei il 5 e 6 Novembre 2007


La regolarità è un concetto assoluto, non si può concepire una regolarità parziale o condizionata.
Una Gran Loggia o è regolare o non lo è. Secondo le condizioni dell’Inghilterra, per essere regolare una Gran Loggia deve conformarsi a tutti i Principi Basilari per il Riconoscimento delle Grandi Logge. Tali principi, concordati con le Grandi Logge di Irlanda e di Scozia, furono codificati e pubblicati nel 1929, ma non contenevano nulla di nuovo. Sono stati sviluppati ed affinati in oltre
150 anni da quando la Massoneria si è diffusa nel mondo e le Grandi Logge sono apparse al di fuori di queste isole. Noi crediamo che essi siano fondamentali ed immodificabili, perché definiscono l’essenza della Massoneria regolare. Ancora, sono stati confermate dalle Grandi Logge Britanniche (“GLB”) nel 1938, nella dichiarazione rilasciata da ciascuna di esse sotto il titolo “Scopi e Relazioni dell’Ordine”. È nostro fermo intendimento che se anche uno soltanto di tali principi venisse meno, o fosse modificato, la natura della Massoneria sarebbe gravemente compromessa. Si è da alcuni suggerito che detti principi dovrebbero poter essere ridefiniti col passare delle generazioni, ancorché coloro che hanno avanzato tali suggerimenti sembrano poi essere riluttanti a scendere nei particolari. Io sospetto che la materia che si vorrebbe modificare è quella, relativa alla proibizione delle discussioni di politica e di religione durante le tornate, ed al divieto, imposto alle Grandi Logge o ai singoli massoni di esternare in pubblico su questi argomenti, beninteso nella loro qualità di membri dell’Ordine.
In questo contesto sono rimasto piuttosto sorpreso che si sia discusso del ruolo della Massoneria
nell’Europa che cambia e di come la Massoneria possa influenzare positivamente lo sviluppo
sociale e morale della nuova Europa, per il perseguimento del bene comune. Le GLB rispondono
che la Massoneria non ha alcun ruolo al di fuori di se stessa e che la sola influenza alla quale si può
aspirare e quella su se stessa e sui Fratelli.
Crediamo fermamente che non è la Massoneria, ma il singolo massone che può influenzare
positivamente la società. Vediamo la Massoneria come un intenso viaggio interiore, volto a
conoscere ed a migliorare se stessi. Speriamo che, in itinere, il Fratello assorba i principi della
Massoneria, così che essi diventino parte del suo modo di essere. In quel modo egli potrà dare il suo contributo per il bene dell’umanità. Se il singolo, imbevuto dei principi massonici, non lavorasse a tal fine, allora dovremmo sì domandarci se la Massoneria abbia realizzato i suoi scopi. La Massoneria regolare non è autorizzata – né ora né in futuro – a trasformarsi in una lobby, per quanto nobile sia la causa perseguita. Una grande forza dell’Istituzione è stare lontano dalla politica e dalla religione, così formando, come ha scritto il Fr. Anderson, “il Centro di Unione, e il mezzo per conciliare sincera amicizia fra persone che sarebbero rimaste perpetuamente distanti.” I padri fondatori sapevano benissimo, per averlo sperimentato sulla propria pelle, quanto possono dividere la politica e la religione. Mettendo al bando siffatti argomenti ed impedendo ai Grandi Dignitari di pronunciarsi al riguardo, essi tentavano di unire uomini di buona volontà, al di là delle differenze particolari, per lavorare insieme al bene comune. Questo è sicuramente un landmark e se vi mettiamo mano modificheremo sostanzialmente la natura della Massoneria. Comprendo inoltre che, durante il Forum di Praga alla fine di Aprile, è stata avanzata la proposta di aggiungere ai Principi Basilari per il Riconoscimento delle Grandi Logge quello dell’esclusività territoriale. In altre parole, una sola Gran Loggia in ogni paese. Come conseguenza, una Gran Loggia non sarebbe sovrana se non avesse il controllo sull’intero territorio. In realtà, noi non giudichiamo la sovranità in termini di territorio; per noi sovranità significa che una Gran Loggia ha autorità esclusiva sulle logge e sui massoni che ne fanno parte, a prescindere dal luogo in cui sono concretamente dislocati, e senza doverla dividere con Supremi Consigli o altri corpi rituali. Per ragioni sia storiche che pratiche, le GLB ed altre non potrebbero considerare la giurisdizione territoriale esclusiva come principio basilare per il riconoscimento. Per più di 250 anni hanno condiviso territori in tutto il mondo e continuano a fare così anche oggi. Invero, in alcune aree ciò accade perché esse hanno portato colà l’Istituzione. Negli USA – dove la giurisdizione esclusiva era un principio fondamentale per accertare la regolarità – l’opinione è mutata, perché in molti Stati le Grandi Logge condividono il territorio con una G. L. Prince Hall, come le GLB fanno nelle Bahamas, nelle Isole Caraibiche e nelle Indie Occidentali.
Negli esempi suddetti c’è un elemento comune: la condivisione avviene per mutuo consenso, ed è
questa la soluzione del problema. Se infatti due o più’ Grandi Logge acconsentono a dividersi il
territorio, perché dovremmo ostacolarle? Il riconoscimento è un atto bilaterale fra due potenze
sovrane. Non esiste un diritto al riconoscimento, trattandosi piuttosto di un privilegio che viene
concesso. L’Inghilterra è stata criticata, di recente, per non avere immediatamente riconosciuto GG. LL. di nuova formazione, od anche GG. LL. risvegliate, anche se formate o risvegliate da GG. LL. con le quali siamo da tempo in amicizia. La ragione di ciò è molto semplice. Come G. L. più antica, abbiamo, senza peraltro chiederlo, indossato il mantello dei guardiani della regolarità. Questa è una responsabilità che prendiamo molto sul serio. Inoltre, comprendo come il riconoscimento dell’UGLE acceleri il riconoscimento da parte di altre GG. LL. Per questi motivi vogliamo essere certi che la G. L. che andremo a riconoscere non solo è regolare, ma anche fermamente radicata in un paese stabile, libera da interferenze politiche, si manterrà nell’alveo della regolarità, con buone prospettive di sopravvivenza e di crescita. In breve, non possiamo commettere errori! Almeno in tre occasioni siamo stati oggetto di pressioni per concedere il riconoscimento, ma non abbiamo mutato la nostra consueta politica ed i fatti ci hanno dato ragione. In due casi, in un breve lasso di tempo, due GG. LL. sono state lacerate da dissensi intestini che ne hanno provocato la scissione ed in un altro caso la “madre” ha rifiutato il figlio, ritirandogli il riconoscimento. Da ultimo, desidero trattare il tema del posto dell’Inghilterra nel mondo massonico. Nel discorso fatto alla Conferenza mondiale tenutasi a Parigi lo scorso anno, il Gran Maestro austriaco ha detto che, a suo parere, l’Inghilterra ha abdicato alle sue responsabilità in Europa o in altre parti del mondo e che la sua autorità era prossima allo zero. Vorrei non solo dissentire, ma anche chiedere quali responsabilità abbiamo noi in Europa o altrove. Siamo sempre disponibili per consigli, informazioni, per mettere a disposizione la nostra considerevole esperienza, ma non possiamo né vogliamo interferire con gli affari interni di una G. L. sovrana. Possiamo offrire una guida, conforto e sostentamento in tempi critici. dare assistenza funzionale alle nuove GG. LL., ma non possiamo essere una sorta di poliziotto internazionale che compone i dissidi all'interno di una G. L, o fra GG. LL.. Possiamo e vogliamo mettere in chiaro la nostra posizione sui temi quali regolarità e riconoscimento, ma sta a voi decider poi come comportarsi. Da parte nostra, non vogliamo imporre alcunché a chicchessia e crediamo che nessun altro corpo massonico abbia questo potere. Tuttavia, ci riserviamo il diritto di decidere chi, secondo noi, è regolare e dunque può essere riconosciuto. Fratelli, nella Massoneria come è praticata in Europa esiste una meravigliosa diversità. Tutti siamo legati agli stessi principi, ma ognuno li ha poi sviluppati secondo le proprie peculiarità. Dobbiamo essere fieri della diversità, fin tanto che rimane nei confini della regolarità.

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