giovedì 12 giugno 2008

MASSONERIA/ GRAN LOGGIA D'ITALIA: VIE LEGALI CONTRO CORR. LIVORNO

Roma, 10 giu. (Apcom) - Nuovo capitolo della vicenda che contrappone la Gran Loggia d'Italia e il "Corriere di Livorno", con l'organizzazione massonica che annuncia iniziative legali per tutelare la propria reputazione. "La questione - spiega una nota della stessa Loggia - prende le mosse da un'inchiesta giornalistica, avviata dal quotidiano di Livorno, intesa a far luce sulle attività dell'ex direttore della Porto 2000 e sui presunti collegamenti e intrecci con logge massoniche. In relazione a tale inchiesta, in data 2 giugno, il "Corriere di Livorno" ha pubblicato i nominativi degli iscritti alla Gran Loggia d'Italia, anche se ha dovuto riconoscere che "nessuno degli appartenenti alla Gran Loggia è stato coinvolto nelle indagini della Porto 2000"".

Il giornale stesso ha precisato di essere venuto a conoscenza delle liste poi pubblicate "dagli archivi delle forze dell'ordine". "Si configura dunque - come precisa l'avv. Paolo Ciannella, Grande Oratore della Gran Loggia d'Italia - una violazione, a carico di ignoti, dell'art. 326 del Codice Penale, per la rivelazione e utilizzazione di segreti di ufficio. Ma c'è di più, perché nel caso in questione, non c'è soltanto la violazione della legge sulla privacy, ma un atteggiamento latamente diffamatorio, in quanto si lascia credere che la Gran Loggia possa essere coinvolta in vicende poco chiare".

"Al di là della diffamazione , e più in generale del deteriorarsi del clima della vita pubblica in Italia, la Gran Loggia d'Italia - come ha dichiarato il Gran Maestro, Luigi Pruneti - ricorda con preoccupazione che l'atteggiamento del giornale di Livorno "sa tanto di schedatura politica ed ha certamente un valore discriminatorio. Un atteggiamento tenuto in passato da fogli fascisti con intenti chiaramente persecutori". Si pensi , per esempio, alla campagna contro i massoni, avviata nel 1925 da "Roma fascista". E si pensi anche ai Protocolli dei Savi di Sion (1938) in cui si editarono - non certo per ragioni culturali - i cognomi ebraici, quando in Italia era in pieno svolgimento la politica razziale, sostenuta dal periodico di Telesio Interlandi 'La difesa della razza'".

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