sabato 10 aprile 2010

Il “giallo” di Giorgione



Simboli massonici e richiami esoterici nel celebre quadro della “Tempesta”?

L'affascinante tesi presentata agli “Incontri senza mistero” alla “Bassanese"

Alessandro Tich, 12 Marzo 2010










La "Tempesta" di Giorgione (particolare). Il capolavoro del Rinascimento è un manifesto dei Rosacroce?


Tutto il mondo, grazie ai libri e al cinema, conosce il “Codice Da Vinci”. Ma esiste forse anche un “Codice Giorgione”?
Il suggestivo pensiero ci viene dopo avere assistito, ieri sera alla libreria “La Bassanese”, al secondo appuntamento degli “Incontri senza mistero”, rassegna di incontri con scrittori di noir e di gialli del Nordest.
La tesi che dietro il più celebre e enigmatico dipinto del genio della pittura di Castelfranco Veneto si nascondano dei messaggi criptati ruota infatti attorno al romanzo “La Tempesta - Il mistero di Giorgione”, scritto per Morganti Editori da Paolo Maurensig.
L'autore, goriziano di nascita, ne ha parlato all'incontro bassanese aggiungendo nuovi e sorprendenti spunti sul mito di Giorgione, della cui vita si sa ben poco e di cui ricorre quest'anno il cinquecentenario della morte.
L'intuizione di Maurensig nasce dall'interesse per Henry James, lo scrittore americano vissuto a cavallo tra '800 e '900, e in particolare per il “Carteggio Aspern”, il celebre racconto di James ambientato a Venezia, nel quale - secondo uno studioso britannico - la figura di Giorgione, seppur mai nominata, sarebbe criptata tra le righe.
“E' impossibile che James a Venezia non abbia visto la “Tempesta” - sostiene Maurensig - ma è probabile che, vedendola, abbia avuto uno shock. James soffriva della “Sindrome di Stendhal”: a Parigi, quando aveva 15 anni, visitando un museo assieme ai genitori svenne davanti a un'opera d'arte. La “paura della bellezza” lo ossessionò per tutta la vita, anche in sogno tutte le notti. Per questo la figura di Giorgione sarebbe stata criptata nel suo racconto.”
Nel romanzo “La Tempesta”, il mistero nascosto dietro al capolavoro delle Gallerie dell'Accademia - ed eccezionalmente esposto, fino all'11 aprile, alla splendida mostra su Giorgione a Castelfranco Veneto - viene fatto correre sul filo di una doppia trama pure ambientata a Venezia: da una parte una storia che risale ai giorni nostri e dall'altra una vicenda parallela, ma collocata nell'800, che vede protagonista proprio Henry James.
Le scoperte dei personaggi del libro portano alla conclusione, come spiega l'autore, che “Giorgione sarebbe stato un iniziato, se non proprio un affiliato, dei Rosacroce”: l'ordine segreto, nato nel XV secolo da una corrente scismatica, da cui la tradizione fa risalire l'origine della massoneria.
Alcuni elementi della “Tempesta” - le due colonne spezzate, il corso d'acqua, la colomba in volo e il cielo squarciato da una saetta - “sarebbero ispirate da un'antica allegoria pre-cristiana a cui i Rosacroce si richiamavano.”
C'è poi, criptato nel quadro, il simbolo rosacrociano del cerchio, forma geometrica legata al misticismo e all'esoterismo.
“La donna seminuda che allatta il bambino - svela Maurensig - è circolare. Se noi puntiamo un compasso sul pube della donna, vediamo che è racchiusa in un cerchio perfetto. E' una figura oltremodo simbolica: la stessa donna racchiusa nella “grande ruota” esteriore punta l'indice sul ginocchio. E cioè sulla rotula, ovvero sulla “piccola ruota” interiore.”
Questi ed altri simboli fanno della “Tempesta” un mistero permanente che “fa accostare Giorgione a Leonardo”. Un enigma nell'enigma, passando per Henry James.
Giorgione da Castelfranco, maestro del colore, si tinge di giallo.

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