giovedì 22 dicembre 2011

Festorazzi indaga sui complotti segreti contro Mussolini


 
 
 
 
Aspetti inediti degli esordi del fascismo nel volume “Uccidete il duce!” pubblicato da Hobby&Work

Una pagina della storia del fascismo italiano sostanzialmente inedita e poco nota anche agli esperti della nostra storia torna a galla grazie a una penna lariana.
È appena uscito il nuovo libro del giornalista e storico comasco Roberto Festorazzi. Si intitola Uccidete il duce! (pp. 311; 16,50 euro), è pubblicato da Hobby&Work ed è un grande affresco storico che ha come obiettivo mettere in luce le congiure ordite contro Mussolini capo del governo.
Si parte dal racconto dei quattro attentati che il dittatore subì nel 1925-1926. Festorazzi vuole dimostrare come queste trame siano quasi sempre riconducibili a filoni della massoneria internazionale di orientamento filofrancese, che era a suo parere interessata a destabilizzare l’Italia e a far succedere al capo del fascismo un regime più “accondiscendente” agli interessi d’Oltralpe e di Inghilterra (altro Paese europeo oggetto dell’indagine storica di Festorazzi, che si appresta a pubblicare per lo stesso editore anche La perfida Albione, monografia sui rapporti di odio e amore che unirono Italia fascista e il Regno Unito).
Inedito in tale contesto di ricerca appare nello studio del comasco Roberto Festorazzi il complotto ordito dal gruppo degli “Amici del Popolo” nel 1924, in cui la regia firmata dalla massoneria appare intrecciata a braccia militarmente inquadrate del Partito comunista. Nel libro si chiarisce che l’attentato fallì per una serie di circostanze fortuite ma fu considerato da Mussolini ad alto tasso di pericolosità. Uno scenario oscuro, e per l’autore comasco sostanzialmente rimosso, perché “scomodo”, dalla storiografia ufficiale. Secondo lui invece è da chiarire un punto nodale, che ribadisce fin dall’introduzione ed è un po’ il leit motiv dell’opera: «I vari “congiurati” - si legge - riflettevano la frantumazione del fronte antifascista e, per tal via, ne rivelavano la sostanziale impotenza. Ma se poterono agire e preoccupare Mussolini al punto da spingerlo ad armarsi fino ai denti per difendersi, ciò fu grazie al contributo di potenze straniere». Per questo motivo il duce costruì un potente apparato di repressione politica, l’Ovra, ossia la polizia segreta attiva come polizia politica fascista fin dal 1926 e poi sotto il regime dal 1930 al 1943 e nella Repubblica Sociale Italiana dal 1943 al 1945 (la sigla è soggetta a varie interpretazioni: “Opera Volontaria per la Repressione dell’Antifascismo”, “Organizzazione di Vigilanza e Repressione dell'Antifascismo”, “Organo di Vigilanza dei Reati Antistatali”). Secondo Festorazzi, «l’Ovra agiva sul duplice fronte interno e internazionale, con interessanti e ancora poco esplorati intrecci tra gli elementi fiduciari italiani e quelli esteri, tra la rete interna e quella che operava fuori dai confini nazionali». 
 
Fonte - Il Corriere della Sera, 21 dicembre 2011

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